Non chiamatela Alga: il polmone blu del Mediterraneo che stiamo distruggendo
Mirko Vista
Velista - Guida Sub
È la scena classica dell'estate italiana: arriviamo in una baia meravigliosa, l'acqua è cristallina, ma sulla riva c'è una striscia di foglie marroni secche. Oppure entriamo in acqua e sentiamo qualcosa di viscido sfiorarci la gamba. La reazione immediata è di fastidio: "Che schifo, è pieno di alghe!".
Ecco, se vogliamo diventare "Alleati del Mare" e non semplici turisti, il primo passo è smettere di dire questa frase.
Quella che vedete non è un'alga. È una pianta superiore, complessa e preziosa quanto una quercia o un ulivo. Si chiama Posidonia Oceanica ed è letteralmente il polmone che permette al Mediterraneo (e a noi) di respirare. Nel nostro laboratorio di Citizen Science, imparare a rispettarla è la lezione numero uno.
1. Botanica, non biologia marina
La differenza non è solo lessicale, è sostanziale. Le alghe sono organismi semplici. La Posidonia, invece, è una pianta "ritornata al mare" milioni di anni fa.
- Ha radici: Si ancora al fondale creando una struttura solidissima.
- Ha un fusto (rizoma): Può crescere in verticale o orizzontale.
- Ha fiori e frutti: Sì, sott'acqua! I frutti vengono chiamati "olive di mare" e a volte si trovano sulle spiagge in primavera.
Perché è importante? Perché come tutte le piante, fa la fotosintesi. E la fa incredibilmente bene.
2. Il Campione del "Blue Carbon"
Sentiamo spesso dire che dobbiamo proteggere la Foresta Amazzonica per salvare il clima. Verissimo. Ma pochi sanno che, metro per metro, una prateria di Posidonia sana stocca molto più carbonio di una foresta tropicale.
Le praterie sommerse intrappolano la CO2 nel sedimento tra le loro radici (la cosiddetta matte) e la tengono lì per millenni. Distruggere un ettaro di Posidonia equivale a riaccendere una ciminiera industriale: tutto quel carbonio viene rilasciato nuovamente nell'acqua e nell'atmosfera.
In un'epoca di emergenza climatica (come abbiamo visto parlando dell'AMOC), proteggere queste praterie è la strategia più efficace ed economica che abbiamo.
3. L'ingegnere del fondale
La Posidonia non si limita a pulire l'aria. Protegge fisicamente le nostre case. Le sue foglie, lunghe e nastriformi, frenano il moto ondoso prima che arrivi a riva. E quelle montagne di foglie secche sulla spiaggia (chiamate banquette) sono una barriera naturale contro l'erosione.
Quando i comuni le rimuovono con le ruspe per "pulire la spiaggia" a uso turistico, stanno in realtà condannando quella spiaggia a sparire alla prima mareggiata invernale. Rimuovere la Posidonia significa togliere lo scudo alla costa.
4. Perché la monitoriamo (e perché è in pericolo)
La Posidonia ha un nemico mortale: l'ancora.
Ogni volta che uno yacht o una barca da diporto getta l'ancora su una prateria, è come se un aratro passasse su un campo di fiori. L'ancora strappa i rizomi, creando ferite che impiegano secoli (letteralmente) a rimarginarsi. La Posidonia cresce di pochi centimetri l'anno.
Cosa facciamo con l'Associazione Io Respiro Mare?
Durante le nostre uscite tra Ischia e Procida (nel cuore dell'Area Marina Protetta Regno di Nettuno), svolgiamo attività di monitoraggio attivo:
- Controlliamo la densità dei fascicoli fogliari (quante foglie ci sono per metro quadro).
- Verifichiamo se la prateria sta avanzando o arretrando (segno di stress).
- Mappiamo i danni da ancoraggio selvaggio per segnalarli alle autorità.
5. Unisciti alla difesa
La prossima volta che vedete quelle foglie scure sott'acqua, non nuotate via. Fermatevi a guardarle. Lì dentro si nascondono cavallucci marini, pesci ago e le nursery di centinaia di specie di pesci.
Partecipare ai nostri workshop significa imparare a leggere questi segnali. Significa capire che un mare "pulito" non è una piscina vuota color turchese, ma un ecosistema ricco, complesso e verde.
Vieni a misurare il respiro del mare con noi. Ti aspettiamo a bordo.
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