Non è il solito riccio: alla ricerca del Riccio Diadema, il "termometro vivente" del nostro mare
Mirko Vista
Velista - Guida Sub
Se ti sei mai tuffato con una maschera nel Golfo di Napoli, li avrai visti sicuramente: i classici ricci di mare neri o violacei, quelli che popolano i primi metri d'acqua e da cui cerchiamo sempre di tenere lontani i piedi.
Ma se scendiamo un po' più giù, negli angoli più bui delle nostre scogliere, si nasconde una creatura completamente diversa. Un animale così elegante, raro e importante per la scienza da essere considerato un vero e proprio "VIP" del Mediterraneo: il Riccio Diadema (Centrostephanus longispinus).
Non è un incontro che capita tutti i giorni. Trovarlo significa avere occhio, pazienza e sapere esattamente cosa cercare. Ecco la tua guida da "Citizen Scientist" per riconoscerlo e aiutarci a proteggerlo.
L'identikit: come si riconosce?
Dimentica i ricci tozzi e compatti. Il Riccio Diadema sembra uscito da un film di fantascienza:
- Gli aculei infiniti: Le sue spine sono sottilissime, fragili e lunghissime. Possono superare i 30 centimetri di lunghezza, quasi come delle lunghe antenne!
- Le strisce da "zebra": È il suo segno di riconoscimento assoluto. Gli aculei (specialmente negli esemplari più giovani) non sono a tinta unita, ma presentano delle bellissime fasce alternate chiare e scure (bianco/verde pallido e viola/nero).
- Odia i paparazzi: Ha una sensibilità estrema alla luce. Se gli punti contro la torcia subacquea, lo vedrai muovere rapidamente i suoi lunghissimi aculei verso di te per difendersi. (Tranquillo, non spara le spine, sta solo cercando di coprirsi dalla luce!).
Dove si nasconde e perché è lì?
Il Riccio Diadema odia la luce del sole. È un animale che ama la penombra e la vita notturna. Durante il giorno, i subacquei devono fare i veri detective: bisogna scrutare dentro le spaccature della roccia, nelle piccole grotte o tra i meravigliosi ventagli del coralligeno, di solito tra i 15 e i 50 metri di profondità (proprio come faremo alla Secca delle Formiche di Vivara).
Esce dal suo nascondiglio di notte per fare lo "spazzino" del mare, nutrendosi di piccole alghe e detriti, mantenendo pulita la roccia e in equilibrio l'ecosistema.
Perché per noi biologi è così importante?
Qui entra in gioco il tuo ruolo di ricercatore. Il Riccio Diadema non è solo bello, è un bioindicatore, ovvero un termometro vivente.
Storicamente, questo riccio amava le acque più calde del sud del Mediterraneo. Il fatto che oggi lo si inizi a vedere più frequentemente anche nel nostro Golfo ci racconta una storia precisa: il nostro mare si sta scaldando. Mappare esattamente dove si trova e quanti esemplari ci sono, ci aiuta a studiare in tempo reale il cambiamento climatico e la "tropicalizzazione" del Mediterraneo.
Vietato toccare: un animale super protetto
Proprio per la sua importanza ecologica (e perché in passato i sub ne facevano razzia per portarsi a casa il guscio), oggi il Riccio Diadema è intoccabile.
Rientra tra le specie rigorosamente protette dalla Convenzione di Barcellona (Protocollo ASPIM). È severamente vietato pescarlo, toccarlo o infastidirlo. Noi lo "catturiamo" solo con gli occhi, con le macchine fotografiche e con la nostra App!
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Scopri tutti i dettagli biologici sulla nostra pagina dedicata:
👉 Vai alla Scheda ASPIM ufficiale del Riccio Diadema
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Chi di voi farà il primo avvistamento ufficiale della giornata? Registreremo le tue coordinate GPS sulla piattaforma di Io Respiro Mare, trasformando la tua immersione in un dato scientifico reale per la tutela del Golfo.
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