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Non è il solito riccio: alla ricerca del Riccio Diadema, il "termometro vivente" del nostro mare

Andrea Fiorentino

Andrea Fiorentino

Biologo Marino

Pubblicato il
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Non è il solito riccio: alla ricerca del Riccio Diadema, il "termometro vivente" del nostro mare

Se ti sei mai tuffato con una maschera nel Golfo di Napoli, li avrai visti sicuramente: i classici ricci di mare neri o violacei, quelli che popolano i primi metri d'acqua e da cui cerchiamo sempre di tenere lontani i piedi.

Ma se scendiamo un po' più giù, negli angoli più bui delle nostre scogliere, si nasconde una creatura completamente diversa. Un animale così elegante, raro e importante per la scienza da essere considerato un vero e proprio "VIP" del Mediterraneo: il Riccio Diadema (Centrostephanus longispinus).

Non è un incontro che capita tutti i giorni. Trovarlo significa avere occhio, pazienza e sapere esattamente cosa cercare. Ecco la tua guida da "Citizen Scientist" per riconoscerlo e aiutarci a proteggerlo.

L'identikit: come si riconosce?

Dimentica i ricci tozzi e compatti. Il Riccio Diadema sembra uscito da un film di fantascienza:

  • Gli aculei infiniti: Le sue spine sono sottilissime, fragili e lunghissime. Possono superare i 30 centimetri di lunghezza, quasi come delle lunghe antenne!
  • Le strisce da "zebra": È il suo segno di riconoscimento assoluto. Gli aculei (specialmente negli esemplari più giovani) non sono a tinta unita, ma presentano delle bellissime fasce alternate chiare e scure (bianco/verde pallido e viola/nero).
  • Odia i paparazzi: Ha una sensibilità estrema alla luce. Se gli punti contro la torcia subacquea, lo vedrai muovere rapidamente i suoi lunghissimi aculei verso di te per difendersi. (Tranquillo, non spara le spine, sta solo cercando di coprirsi dalla luce!).

Dove si nasconde e perché è lì?

Il Riccio Diadema odia la luce del sole. È un animale che ama la penombra e la vita notturna. Durante il giorno, i subacquei devono fare i veri detective: bisogna scrutare dentro le spaccature della roccia, nelle piccole grotte o tra i meravigliosi ventagli del coralligeno, di solito tra i 15 e i 50 metri di profondità (proprio come faremo alla Secca delle Formiche di Vivara).

Esce dal suo nascondiglio di notte per fare lo "spazzino" del mare, nutrendosi di piccole alghe e detriti, mantenendo pulita la roccia e in equilibrio l'ecosistema.

Perché per noi biologi è così importante?

Qui entra in gioco il tuo ruolo di ricercatore. Il Riccio Diadema non è solo bello, è un bioindicatore, ovvero un termometro vivente.

Storicamente, questo riccio amava le acque più calde del sud del Mediterraneo. Il fatto che oggi lo si inizi a vedere più frequentemente anche nel nostro Golfo ci racconta una storia precisa: il nostro mare si sta scaldando. Mappare esattamente dove si trova e quanti esemplari ci sono, ci aiuta a studiare in tempo reale il cambiamento climatico e la "tropicalizzazione" del Mediterraneo.

Vietato toccare: un animale super protetto

Proprio per la sua importanza ecologica (e perché in passato i sub ne facevano razzia per portarsi a casa il guscio), oggi il Riccio Diadema è intoccabile.

Rientra tra le specie rigorosamente protette dalla Convenzione di Barcellona (Protocollo ASPIM). È severamente vietato pescarlo, toccarlo o infastidirlo. Noi lo "catturiamo" solo con gli occhi, con le macchine fotografiche e con la nostra App!

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Scopri tutti i dettagli biologici sulla nostra pagina dedicata:
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