Balaenoptera Physalus
Balaenoptera Physalus
Punti Chiave
- 🔹 mammiferi Balaenoptera physalus (Linnaeus , 1758 ) Le balenottere comuni sono animali enormi, secondi solo alla grande balenottera azzurra.
- 🔹 Possiedono un corpo snello, un capo che termina appuntito e un grosso rostro, ossia la parte appiattita che costituisce la porzione superiore del capo.
- 🔹 Sul rostro si trova anche lo sfiatatoio ed una cresta longitudinale che dallo sfiatatoio raggiunge la parte apicale (punta del rostro) della mascella superiore.
mammiferi Balaenoptera physalus (Linnaeus , 1758 ) Le balenottere comuni sono animali enormi, secondi solo alla grande balenottera azzurra. Possiedono un corpo snello, un capo che termina appuntito e un grosso rostro, ossia la parte appiattita che costituisce la porzione superiore del capo. Sul rostro si trova anche lo sfiatatoio ed una cresta longitudinale che dallo sfiatatoio raggiunge la parte apicale (punta del rostro) della mascella superiore. Il capo visto dall’alto ha un profilo a forma di V. Lo sfiatatoio appare piuttosto grande e pronunciato e gli spruzzi possono raggiungere l’altezza di 6 metri. Sono grandi getti che si ampliano nella parte alta a formare un cono rovesciato.
Prima di un’immersione profonda, le balenottere emettono da 5 a 8 soffiature, a distanza di poco più di un minuto. Di seguito si immergono senza movimenti, se non raramente, delle pinne sopra la superficie, ma inarcano la schiena fuori dall’acqua. Quando questi cetacei si alimentano, il tempo fra le soffiature si riduce, mentre durante riposo o durante le traversate, il ritmo delle soffiature rallenta (1 soffiatura in un intervallo compreso tra uno e due minuti). Queste balenottere sembrano molto longeve, potendo vivere sin quasi a cento anni di età. Sembra addirittura che alcuni individui siano giunti a 130-140 anni di età.
Morfologia e Aspetto
Gli esemplari raggiungono la fertilità ad un’età compresa trai i 6 ed i 10 anni di età, ma raggiungono la maturità fisica, con peso e misure nella norma, a 24-30 anni di età. Nonostante le pinne poco appariscenti e sviluppate, questi animali sono in grado di raggiungere velocità elevate, comprese tra i 35 ed i 40 chilometri orari, e di sfiorare, con gli esemplari più veloci, i 50 chilometri orari (46 Km/h). Le balenottere comuni si muovono anche solitarie, ma spesso si incontrano in gruppi di 2-8 individui. Talvolta i gruppi possono essere formati da un maggior numero di individui, soprattutto durante le fasi di alimentazione. Come nel caso di altre balenottere, esistono due sottospecie al mondo le cui popolazioni sono geograficamente suddivise. Nelle acque dell’Emisfero Boreale si trova la Balaenoptera physalus subsp. physalus, mentre nelle acque dell’Emisfero australe si trova la Balaenoptera physalus subsp. quoyi. Chi studia questi cetacei ha identificato in uno studio recente, che risale al 2013, una terza sottospecie, presente nel nord dell’Oceano Pacifico. Nel 2004, invece, il ricercatore Clarke ha riproposto coma valida un’antica classificazione della Balaenoptera physalus subsp. patachonica, Burmeister, 1865. Questa sarebbe una sottospecie di piccole dimensioni (gli esemplari adulti non supererebbero i 20 metri), che si differenzierebbe per i colori più scuri della livrea ed i fanoni neri. La proposta è ancora in fase di studio, ma balene di questo tipo venivano catturate a latitudini elevate dell’Emisfero Australe dalle baleniere giapponesi e le catture venivano considerate quelle di esemplari in fase intermedia tra le due sottospecie principali descritte.
Alcuni ricercatori, inoltre, attraverso analisi genetiche, hanno confermato l’esistenza di ibridi tra balenottera azzurra e balenottera minore. Questo fenomeno sembra sia relativamente frequente sia nell’Emisfero Australe che in quello Boreale. In questa specie le dimensioni degli esemplari australi sono mediamente maggiori, con maschi che possono raggiungere i 26 metri (media 20,5 metri) e femmine di dimensioni ancora maggiori (media 22 metri). Nell’Emisfero Boreale i maschi sono un po’ più piccoli e possono raggiungere dimensioni di poco superiori ai 24 metri (media 18,5 metri), con le femmine sempre di taglia leggermente maggiore (media 20 metri). Il peso di queste balenottere è veramente notevole ed è compreso tra le 45 e le 65 tonnellate. Se osservate dall’alto, queste balene mostrano una sorta di galloni, linee più chiare del fondo della livrea (generalmente 3 evidenti e altre più piccole) e a forma di V, che partono da dietro lo sfiatatoio e vanno verso il retro delle pinne. Il colore di fondo della livrea dorsale è generalmente grigio, spesso mediamente scuro, o talvolta anche marrone. Anche i fianchi sono generalmente grigi sfumati, generalmente più chiari del dorso. Il ventre è biancastro, con alcune leggere fiammature bianche che si estendono sui fianchi. Abbastanza bianche sono anche le parti inferiori delle pinne e della coda. In questa balenottera si osserva una colorazione asimmetrica sulla mascella inferiore. Questa e anche i fanoni appaiono grigio nerastri sulla sinistra dell’animale, mentre appaiono bianco sporco sul suo lato destro.
Cosa mangia?
In particolare, sul lato sinistro della bocca, il sistema dei fanoni è formato da strisce di colore giallo crema alternate ad altre di colore blu-grigio. Sul lato destro, il terzo anteriore dei fanoni è tutto giallo crema. La colorazione contrastata chiaroscura è invece invertita nella lingua. Anche il lato sinistro del capo appare di colore grigio scuro, mentre il lato destro si mostra più complesso, con macchie scure ed altre chiare e con strisce scure che partono da occhi e orecchi, separate da zone chiare. Il lato sinistro può comunque presentare segni simili a quello destro, ma questi sono molto meno visibili. Per ciò che riguarda l’Emisfero Boreale va ancora segnalato che le balenottere atlantiche hanno i segni descritti che appaiono molto più evidenti. Le balenottere del Pacifico possono mostrare segni ben poco evidenti.
Questa stranissima particolarità è considerata da alcuni come un adattamento funzionale per l’alimentazione, anche se non è provata la sua funzione. I fanoni all’interno della bocca sono piuttosto larghi, ma relativamente corti. Il loro numero per lato dell’animale è molto variabile e va da circa 250 a circa 480. Le piastre sono appese alla mascella superiore, sono larghe indicativamente una trentina di centimetri e mostrano una lunghezza massima di poco meno di ottanta centimetri. Si tratta di lamine allineate, costituite da cheratina e sfrangiate all’estremità. Le frange funzionano da filtro e sono capaci di intrappolare gli organismi facendo in modo che la balena li riesca a trattenere nella la sua grande bocca, quando espelle l’acqua all’esterno.
La pinna dorsale è relativamente piccola e curvata ed è inserita verso la parte terminale del corpo, più indietro rispetto a quella di altre balene simili. Le sue dimensioni possono variare di molto e sono comprese tra i 25 ed i 75 centimetri. La misura media si aggira intorno ai 50 centimetri. La coda è ampia, con le punte rivolte all’indietro e mostra al centro alcune dentellature. Le pinne pettorali sono piuttosto piccole, allungate e coniche ma sottili. Come tutte le balenottere anche queste mostrano una serie di solchi e relative pliche, che dalla parte posteriore della mascella inferiore si allungano e raggiungono la zona ombelicale. Le pliche sono in numero variabile, compreso tra una sessantina ed un centinaio, valore, quest’ultimo, raggiunto negli esemplari più grandi. Anche queste balenottere, grazie alle pliche, possono dilatare la loro bocca, per riempirla d’acqua ricca di piccole prede. Sembra che questi cetacei riescano ad utilizzare sistemi per circondare i banchi di pesce (solitamente costituiti da pesce giovane o di piccole dimensioni) e per far sì che gli stessi si concentrino a formare piccoli banchi arrotondati ma densi che le balenottere catturano e “portano” nella cavità boccale, utilizzando la bocca dal lato destro. In pratica sembra riescano ad ammassare ad accerchiare le prede nuotando veloci e girando poi su di un fianco per inghiottirle. Anche se può trovare cibo in superficie, generalmente questa balenottera si spinge in profondità alla ricerca di banchi di gamberetti. Le profondità medie raggiunte si aggirano intorno ai 200-250 metri e l’immersione in questi casi ha una durata compresa tra i 5 ed i 15 minuti circa. In generale le balenottere aprono la bocca e si muovono ad una decina di chilometri orari. La quantità di acqua che può contenere la loro bocca è notevolissima e raggiunge i 65-70 metri cubi.
Ad ogni boccata di krill, questi animali riescono a filtrare circa una decina di chili di cibo. In un giorno possono mangiare quasi due tonnellate di alimenti. Il tempo medio necessario ai cetacei per alimentarsi è all’incirca di tre ore. Le balenottere comuni, in immersione, possono comunque superare le profondità indicate e, talvolta, per alimentarsi, raggiungere quasi i 500 metri di profondità. In situazioni normali o durante le traversate, possono immergersi di qualche decina, fino ad un centinaio di metri di profondità. Una delle caratteristiche dei cetacei e quella di possedere una sorta di comunicazione che si attua attraverso vocalizzazioni. Gli esemplari di questa specie emettono versi a bassissima frequenza, tra i 16 e i 40 hertz, e modulati. I singoli suoni emessi durano da uno a due secondi e compongono spesso sequenze modulate della durata di 6-15 minuti. Queste sequenze vengono spesso ripetute dai cetacei per alcuni giorni. Il segnale emesso è molto potente perché può sfiorare i 200 decibel, ed in acqua può essere avvertito a distanze rilevanti (maggiori di 100 chilometri). Solo i maschi emettono i suoni e lo fanno nella stagione riproduttiva, per cui sembra che gli stessi abbiano una funzione attrattiva per le femmine, finalizzata a favorire l’accoppiamento. Il traffico marittimo interferisce notevolmente con questo delicato meccanismo. Queste balenottere imponenti si alimentano con piccoli organismi. Si tratta in prevalenza di giovani pesci, di molluschi e di crostacei pelagici.
Ambiente Ideale
Ovviamente le piccole prede sono catturate con enormi masse d’acqua. L’acqua filtrata attraverso le frange dei fanoni fuoriesce dalla bocca lasciando in essa i piccoli organismi che contiene. Queste balene, soprattutto in Mediterraneo, si possono vedere transitare molto vicine alla costa. In effetti anche nel nord dell’Oceano Atlantico, si possono avvicinare alla costa durante l’estate quando sono alla ricerca di cibo. La zona esplorata in questo periodo sembra essere compresa tra la costa e due chilometri al largo. Le principali prede nel nord dell’Oceano Atlantico, che variano a seconda delle zone e anche percentualmente vista la loro maggiore o minore abbondanza locale, sono costituite da crostacei eufasiacei, come Meganyctiphanes norvegica, Thysanoessa longicaudata, Thysanoessa raschii e Thysanoessa inermis. Tra i pesci troviamo soprattutto stadi giovanili di Ammodytidae, specie simili al cicerello mediterraneo, Osmeridae, come Mallotus villosus, diversi Clupeidae del genere Clupea, ossia aringhe, e il Gadidae Micromesistius poutassou, chiamato volgarmente potassolo. Nel Mar Mediterraneo, le balenottere che frequentano la zona settentrionale del bacino, dove si trovano le coste di Spagna, Francia e Italia del Nord, con il Santuario dei Cetacei, si alimentano in profondità (circa 500 metri) quasi esclusivamente di Meganyctiphanes norvegica, mentre lungo le coste africane, sino alla Sicilia, trovano in inverno banchi superficiali del gamberetto eufaside Nyctiphanes couchi. Sempre nell’Emisfero Boreale, ma nel Pacifico del Nord, le prede principali di queste balene, che variano a seconda delle zone e anche percentualmente, vista la loro maggiore o minore abbondanza locale, sono crostacei e giovani pesci. Tra i crostacei vi sono copepodi vistosi, come Neocalanus cristatus e Neocalanus plumchrus, e eufasiacei, come Euphausia Pacifica, Thysanoessa raschii, Thysanoessa spinifera, Thysanoessa inermis , Thysanoessa raschii, Thysanoessa longipes e Nyctiphanes simplex.
Tra i pesci troviamo giovanili di acciughe giapponesi (Engraulis japonicus), di acciughe del nord (Engraulis mordax), di aringhe del Pacifico (Clupea pallasii ), il Gadidae della specie Eleginus gracile, l’Osmeridae della specie Mallotus villosus, le costardelle del Pacifico (Cololabis saira) e i pollock dell’Alaska (Theragra chalcogramma). Vanno ancora ricordati come prede i totani del Giappone (Todarodes pacificus). Nell’Emisfero Australe queste balenottere si nutrono soprattutto di crostacei, in particolare nei mari più freddi. Di solito il pesce viene consumato in bassissima quantità: meno dell’1% del cibo totale ingerito. Tra i crostacei si trovano piccolissime quantità di anfipodi, come Themisto gaudichaudii, e quasi esclusivamente eufasiacei, come Euphausia superba e diverse specie appartenenti al genere Thysanoessa. Questi enormi animali non hanno predatori, ad eccezione dell’uomo e delle orche. Le orche non riescono facilmente ad aver ragione di un animale così grande, ma quando formano grossi gruppi agiscono in branchi di numerosi individui, anche una ventina, e possono aver la meglio sulle balene. Esistono racconti di lotte cruente durate un’ora o più, dove alla fine le orche hanno banchettato sulla carcassa della balena uccisa, prima che questa affondasse. Anche poche orche, due o tre, talvolta, riescono ad aver la meglio sulle balene.
Dal canto suo la balena può solo provare a fuggire, sfruttando la sua velocità. Ovviamente le orche preferiscono attaccare i piccoli inermi perché più vulnerabili. Tra le patologie che possono attaccare e uccidere queste balenottere vi è il morbillovirus. Esistono poi organismi meno pericolosi ,come un crostaceo copepode capace di scavare cunicoli nel grasso dei fianchi della balene per raggiungere i vasi sanguigni ed alimentarsi di sangue. Le balene possono esser infestate dai cosiddetti “pidocchi delle balene” (Cyamus balaenopterae) crostacei anfipodi che si osservano sulla pelle dei cetacei. Vi sono poi nematodi molto grossi come Crassicauda boopis, che possono infestare gli animali e provocare infiammazioni nelle arterie renali.
Altri possono invece attaccare l’apparato escretore inferiore. Esistono poi organismi che si fanno trasportare, come balani e lepadi, Xenobalanus globicipitis e Conchoderma auritum. Non arrecano troppo danno alla balena, se non nel raro caso che siano veramente abbondanti, ma le utilizzano un po’ come scogli in movimento. Infestazioni particolari e gravi sono state osservate in fanoni di balene, da parte del copepode Balaenophilus unisetus. Ad oggi non è ancora accertato se questo crostaceo sia solo un commensale e causi alla balena più che altro un problema funzionale alla bocca, o se possa invece anche nutrirsi della cheratina dei fanoni, indebolendone la struttura. Anche le remore possono attaccarsi a questi grandi animali per farsi portare in giro approfittando degli spostamenti della balenottera.
Anche questa balenottera effettua migrazioni e sembrerebbe spostarsi in acque più fresche nel periodo estivo, anche per ricercare cibo. In inverno, invece, raggiungerebbe e stazionerebbe in acque temperate. Alcune osservazioni suggeriscono, però, che questi mammiferi durante l’inverno non cerchino solamente aree più calde ma semplicemente si distribuiscano in acque più profonde, dove le temperature possono essere più stabili. Probabilmente esistono popolazioni stanziali che si pensa permangano tutto l’anno in una data zona. Queste popolazioni si sposterebbero in realtà solo dalle acque relativamente vicine alle coste ad acque molto più al centro degli oceani o dei mari. Le migrazioni sono difficili da studiare ed esistono fenomeni ai quali sono legate. Nel periodo invernale le balenottere adulte e fertili possono raggiungere, partendo da acque più a nord, aree subtropicali, ricche di cibo disponibile in quella stagione, nelle quali accoppiarsi e svezzare i piccoli. È quel che accade nel Golfo della California, dove si assiste da un aumento degli esemplari nel periodo compreso tra inverno e primavera. La maturità sessuale nei maschi viene raggiunta a 7-10 anni di età, quando però queste balene non sono completamente sviluppate, ma si possono ritenere ancora giovani. La riproduzione e la gravidanza nelle femmine si osserva ad intervalli biennali o triennali, mentre la gestazione dura praticamente un anno (11-12 mesi). Appena nati i piccoli mostrano rilevanti dimensioni, che superano i 5 metri (5- 6,5 metri), ed un peso che sfiora le due tonnellate. Lo svezzamento dura circa sei mesi, indicativamente, sin quando i piccoli hanno raggiunto il doppio delle dimensioni (11-12 metri) che avevano alla nascita.
I piccoli in questa fase stanno vicini alla madre, per trovare facilmente il cibo e per avere qualche possibilità in caso di attacco da parte dei predatori. Questa balenottera si ritrova in tutti gli oceani, dalle acque dei tropici, sino a quelle polari. Viene considerata una specie cosmopolita, ma va detto tuttavia che questa balenottera non raggiunge le estreme zone polari e nemmeno acque di bacini troppo piccoli. Gran parte degli esemplari sono distribuiti nella fascia intermedia di mari temperati o freschi-freddi, mentre verso l’equatore la loro presenza tende a diradarsi. Si tratta sicuramente della balenottera più diffusa nel Mar Mediterraneo. Viene avvistata periodicamente lungo le coste europee, asiatiche e africane. In Italia è osservata spesso, soprattutto nei mari meridionali e nel Santuario dei Cetacei. Nell’Oceano Atlantico la si incontra invece dal Golfo del Messico all’Arcipelago Svalbard, appartenente alla Norvegia. Nelle acque più fredde, sopra i 30° di latitudine sono molto comuni, mentre sotto questa latitudine gli esemplari di questa specie possono confondersi con le balenottere di Bryde. Nella zona nord dell’Oceano Pacifico, le balenottere si ritrovano relativamente vicino alla costa e comunque dalla Baia della California, sino allo stretto di Bering ed in prossimità dell’Oceano Artico, nel Mare di Chukchi. Tra primavera ed autunno, gran parte delle balenottere si osservano nel Golfo dell’Alaska, mentre secondo alcuni osservatori sembra che buona parte di esse si spostino in inverno in acque prossime alle coste dell’Arcipelago delle Hawaii.
Ciclo Vitale
Per l’Emisfero Australe non abbondano le informazioni. È probabile che le balenottere svernino in prossimità delle Isole Fiji, nell’area indonesiana, e in Papua Nuova Guinea, raggiungendo nelle belle stagioni le acque prossime all’Antartico, come quelle che bagnano i gruppi di isole: Sandwich del Sud, Georgia del Sud e Falkland. In queste acque tendono a formare gruppi misti con altre balenottere; in particolare con l’azzurra e la boreale (sottospecie australe). Anche questa specie appare sulla lista rossa degli animali minacciati di estinzione. La causa che ha provocato questa situazione è la stessa che accomuna molte specie di balenottere, ossia la caccia indiscriminata agli esemplari di questa specie. Inoltre viene considerata una specie con status di conservazione sfavorevole. All’avvento della caccia alle balene, nel 1800, la balenottera comune, che era una delle più veloci in mare, sfuggiva sovente alla cattura, così da essere spesso ignorata come preda. Anche se catturate, poi, queste balenottere tendevano ad affondare dopo l’uccisione. Inoltre, finché le balenottere azzurre furono abbondanti, la caccia si diresse verso quella specie. Grasso e olio di balena spingevano i balenieri a catturarle, ma anche i fanoni erano un importante fonte di materie prime.
Nell’Emisfero Boreale, la strage di queste balene è continuata, con numeri enormi (30.000 esemplari in media uccisi e macellati annualmente), dagli anni ’30 del secolo scorso, sino all’emanazione delle regole, risalenti al 1966, che ne vietavano la caccia, inizialmente almeno in alcuni mari del mondo dell’Emisfero Boreale e poi, con il tempo, ovunque. Le stime degli esemplari superstiti non sono molto precise e la forbice relativa al valore numerico della popolazione globale, parte da meno di 100.000 esemplari (70.000-80.000) per giungere a circa 120.000. Sembra comunque che gli esemplari dell’Emisfero Boreale siano più abbondanti di quelli presenti nelle acque dell’Emisfero Australe. Oggi, con le loro logiche, sia l’Islanda che il Giappone consentono la caccia a queste balenottere. Si tratta di caccia commerciale, mascherata, soprattutto in Giappone, da caccia a scopo scientifico. L’Islanda e la Norvegia, presentando obiezioni alla moratoria che vieta la caccia alle balene, sembra che di fatto abbiano, più o meno illegalmente, evitato i vincoli derivanti dall’accettazione di detta moratoria. Sembra che dal 2006 una sola società baleniera islandese abbia catturato oltre mezzo migliaio di esemplari, con punte, negli ultimi anni del 2010, di oltre un centinaio di esemplari all’anno, esportando in Giappone oltre 5000 tonnellate di carne di balenottera. Oggi, fortunatamente, la richiesta di carne di balena, destinata quasi esclusivamente al mercato giapponese, sembra fortemente diminuita e quindi potrebbe terminare la caccia “illegale” in Islanda, che viene effettuata in barba alle moratorie e alle sanzioni diplomatiche degli Stati Uniti. Soprattutto in Islanda si sta sviluppando il turismo basato sul whale watching e quindi anche una sensibilità nei confronti di questi enormi animali. In Giappone la pesca ha invece numeri molto bassi, con una decina di balenottere uccise tra il 2005 e il 2006 e molto meno (2 o tre esemplari all’anno) negli anni successivi, e con assenza di uccisioni tra il 2007 e il 2008.
I due lati della balenottera comune, nei quali si osserva la colorazione asimmetrica del muso. Sanctuary”, volume preparato dagli autori per National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), Channel Islands National Marine Sanctuary and NOAA, National Marine Fisheries Service - Autori del volume: Leatherwood, Stephen, Stewart, Brent Scott, Folkens, Pieter A – pubblicato da: National Marine Sanctuary Program - Santa Barbara, California nell’anno 1987. Estratto da collezione in rete: biodiversity; MBLWHOI; blc; americana. Diversa sembra essere la motivazione dei pescatori Groenlandesi, che sembra mettano in atto un tipo di caccia legata alle tradizione degli abitanti originari. In ogni caso la quota massima per questa regione è fissata in 19 catture all’ann0. I materiali derivanti da tali catture sono commercializzati all’interno della stessa Groenlandia e non possono essere esportati. Tra le cause accidentali di morte di questi enormi animali vi sono le collisioni con le navi, soprattutto le “portacontainer”, in navigazione veloce. In alcune zone, come in alcune aree giapponesi, è stato attivato un sistema di telecamere che consente di evitare le peggiori collisioni. Le balenottere ferite possono morire in mare o spiaggiarsi. Le collisioni con le navi sono una delle principali cause di mortalità.
In alcune aree, provocano una parte sostanziale di grandi spiaggiamenti di balene. Inoltre il rumore del traffico marittimo interferisce con i versi delle balene e sembra che abbia portato in alcune zone a difficoltà per questi animali nelle fasi dell’accoppiamento e della ricerca del partner. Praticamente in tutti i mari, sono state identificate aree dove le balenottere si possono concentrare in particolari periodi dell’anno. Inizialmente queste aree sono state utilizzate per cacciare le balene, ma oggi sono sfruttate per osservarle e a scopo turistico, portando le persone a vedere e studiare i loro comportamenti. In Italia, le zone dove avvengono le osservazioni più frequenti sono in Sicilia e nel Santuario dei Cetacei. Il periodo migliore per incontrare cetacei di questa specie nei nostri mari è compreso tra l’estate e l’inverno, ed in particolare nei mesi di inizio inverno (novembre e dicembre). Questa balenottera è sicuramente la specie più diffusa nel Mar Mediterraneo e quella, di conseguenza, che si osserva facilmente. Le sue dimensioni sono simili, ma maggiori, rispetto a quelle della balenottera boreale. Il profilo della balenottera boreale, a livello cefalico, mostra una leggera curvatura della parte superiore del capo e della bocca.
Questa caratteristica non è comunque così evidente, soprattutto in mare. Quando questa balenottera si incontra in mare è soprattutto la pinna dorsale, più grande, più curvata all’apice e disposta più avanti, che consente di distinguerla dalla balenottera comune. La balenottera minore è molto più piccola di quella comune. In ogni caso si distingue per la livrea, ma soprattutto per il colore delle pinne, con la banda bianca, centrale.
Non sempre però si riesce ad osservare il colore degli esemplari in acqua e quindi è fondamentale conoscere i tempi di emersione e di immersione e i comportamenti delle diverse specie che sono diversi tra loro. Come carattere distintivo della balenottera comune, vi è la strana colorazione asimmetrica che si osserva a livello del capo, della bocca e dei fanoni, descritta precedentemente. Nell’Oceano Atlantico la balenottera comune può essere confusa con la balenottera di Bryde che però mostra tre creste dorsali, invece che una sola, tra lo sfiatatoio e la bocca controllata da un esperto dello specifico gruppo sistematico cui appartiene la specie descritta.
🧬Classificazione
Nome Comune
Balaenoptera Physalus
Nome Scientifico
Balaenoptera Physalus
Categoria ASPIM
mammiferi
Segnalazioni ASPIM
0 avvistamenti registrati
Stato di Protezione
Specie in pericolo
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